Signorina Cuorinfranti   by


Un giovane tiene una rubrica di consigli ai lettori sul New York Post Dispatch. Le lettere – indirizzate a Signorina Cuorinfranti, nome con cui il protagonista verrà chiamato per tutto il romanzo – arrivano di continuo. Sono sfoghi, pezzi di vita buttati sulla carta, “appelli profondamente umili per ottenere consigli di ordine morale e spirituale, espressioni inarticolate di una sofferenza autentica”. Si firmano Disperata, Cuore-Spezzato, Stanca-di-Tutto, Spalle-larghe, le donne che scrivono alla rubrica. Quasi che, nascondendosi dietro un nome fittizio, anche la loro sofferenza potesse diventare meno dolorosa e autentica.

Signorina Cuorinfranti non vuole dare risposte preconfezionate, come gli consigliano i colleghi della redazione. Vuole indagare, capire. Scoprire cos’è il male, forse, o se esiste un barlume di speranza in quelle vite.
La sua ricerca diventa presto una sorta di viaggio allucinato: dentro sé stesso, per prima cosa, poi per le vie di una città cinica e ripiegata al suo interno. Un viaggio che lo porterà a intrecciare una relazione con Delusa-dal-marito-tubercolotico, che sfocerà in un tragicomico epilogo.

Il breve romanzo di Nathanael West – poco più di cento pagine – è un ibrido che sfugge a ogni tipo di definizione: ci sono ironia, grottesco, toni da commedia, ma anche una feroce parodia dei media e della religione. Sembra quasi che l’autore usi tutti i mezzi a sua disposizione per distruggere qualsiasi immagine rimandi al “sogno americano”. Per farlo usa una struttura a brevi capitoli introdotti da un titolo (“Miss Lonelyhearts e la faccia di bronzo”, “Miss Lonelyhearts e il pollice grasso”, “Miss Lonelyhearts e la signora Shrike”) che ricordano certe strutture dei fumetti seriali pubblicati sui quotidiani. Una scelta che, se all’occhio del lettore di oggi può forse apparire poco originale, era sicuramente all’avanguardia per il 1939, anno di pubblicazione del romanzo.

E nel suo essere poco convenzionale, lontano, anche oggi, da tutto ciò che ci aspetteremmo da un romanzo, sta gran parte della forza del libro: un oggetto che lascia spiazzato il lettore, tanto legato al periodo in cui è stato scritto, quanto, in qualche modo, profetico. Perché, come ha scritto Goffredo Fofi riguardo a West nell’introduzione all’edizione ristampata sul finire degli anni ’80, “(…) nessuno più di lui ha saputo, nel suo tempo, aggredire la convenzione romanzesca ricorrendo, per meglio mostrare l’impresa, proprio a quella produzione di massa di cui pochi allora avvertivano il ruolo. La cultura ne era contaminata, e il romanzo doveva allora additare questa contaminazione, denunciarla praticandola, dimostrandola”.



Scheda

Signorina Cuorinfranti

Autore: Nathanael West

 



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