La scelta di Sophie   by




Questo è un libro come quei pacchi regalo che si preparano ogni tanto per scherzo.

Una prima scatola, grande, riempita di carta di giornale o palline di polistirolo, ne contiene un’altra, e un’altra, e poi un’altra ancora, finché non si arriva ad avere per le mani il regalo vero, che magari è un gioiello, chiuso in un astuccio di velluto blu.

È così, questo libro, e non è semplice. Per affrontarlo bisogna scavalcare il pregiudizio che nutriamo verso il film di Alan J. Pakula, l’immagine piangente di Meryl Streep e un ammontare di pagine che potrebbe apparire eccessivo per un romanzo di cui già a priori si crede di sapere troppo.

Io l’ho comprato e l’ho abbandonato su uno scaffale della libreria, ed è passato molto tempo prima che mi decidessi a sfogliarlo con più attenzione.

Sarà stato il fatto che quell’anno in particolare, fuori dalla mia finestra, brillava un’estate del tutto simile a quella descritta nelle prime pagine, dal tempo “mite e assolato e fragrante di fiori, come se i giorni si fossero fermati in una primavera apparentemente perpetua”; sarà stato il fatto che Stingo mi è andato subito a genio, grazie alla sua patina bohémien e un pò sfigata; sarà stato che l’University Residence Club di Brooklyn, “solo un gradino al di sopra di una topaia” ma che poteva vantare una “posizione ammirevole, quasi elegante”,  mi sembrava un luogo molto promettente da cui far partire una storia di destini che si incrociano, fattostà che io La scelta di Sophie non l’ho più mollato, fino a quattro giorni dopo, dopo aver letto e riletto l’ultima riga per convincermi che era finito.

Per Sophie, tutti perdono la testa. Seguire la sua strana, eccentrica smania di vivere fa dimenticare le lungaggini della narrazione, i raccordi temporali non sempre riusciti, incastrando il lettore nel cuore di un intreccio tumefatto per i dolori non riassorbiti, dove niente, nessuna parola, nessun gesto, è quello che sembra.

Attraverso gli occhi innamorati e giovani di Stingo – che racconta con la maldestra foga di chi ha scoperto, da poco, che i giorni si possono buttar giù come un drink fresco durante un sabato afoso – ci accorgiamo che il volto di questa giovane donna polacca è pieno di ombre, di segreti che nascondono segreti che nascondono altri segreti.

L’autore riesce nell’intento di trattare una materia incandescente senza mai esprimere un giudizio, con la delicatezza di un gentiluomo che ascolta e riflette, e tiene sempre a mente che al peggio, purtroppo, raramente c’è un limite, ricordandoci che il Male non è una stella lontana che spande la sua ombra solo sui grandi eventi storici, ma può insinuarsi nella più comune delle conversazioni, mandando improvvisamente all’aria il nostro mondo.

Seguendo il ritmo della voce onesta ma gentile di William Styron,  ho sperato anch’io che la vita imparasse ad essere più buona con Sophie. Ho sperato che il suo amore per Nathan trovasse la via per guarirla. Ho sperato per lei un pò di riposo, in modo che un giorno, svegliandosi, potesse accorgersi che era davvero solo mattina. “Mattina: eccellente ed equa”.

Scheda

La scelta di Sophie

Autore: William Styron



La lettera d’amore                  22/11/63