Il re pallido by guest
Resti. La prima parola che mi viene alla mente mentre termino la lettura dell’incompiuto romanzo di David Foster Wallace.
Rimanenze di lui, del suo genio, del suo modo magico di descrivere la noia, la solitudine di un lavoro quale quello di un dipendente dell’agenzia delle entrate.
Ogni dettaglio, ogni particolare, ogni dialogo sono perle di fiume, sono messe sotto la luce permanente della sua penna, per brillare in ogni possibile tonalità di colore.
L’autore ha deciso di porre fine alla sua vita proprio mentre scriveva quest’opera. Il suo editore ha raccolto tutto il materiale, appunti e riflessioni e ha cercato di rendere giustizia a Wallace.
Potrebbe sembrare un romanzo sconclusionato, un pezzo qua, un pezzo là, ma non è così, tale è la potenza narrativa che ogni singolo capitolo pare vivere di propria linfa, senza aver bisogno degli altri, senza avere la necessità di agganci o spiegazioni.
Non tutte le pagine riesumate sono state inserite in questo testo e questo mi fa pensare-sperare che ci possa essere un nuovo libro in procinto di essere limato e di essere messo a disposizione dell’Uomo.
Argomento portante è la noia, definita l’unica molla capace di dare una spinta all’essere umano. La noia che ti blocca a pensare, a mettere nelle testa tutto quello che non vorresti e che quindi per un azione di riflesso e autodifesa, ti trascina all’azione.
C’è tristezza nel Re Pallido, la desolazione dell’animo umano, di pensieri che vengono fuori come rasoiate nella coscienza.
Si avverte la visione che oramai Wallace possedeva della realtà, trasfigurata dalla sua depressione, da quel suo mostro a cui ha ceduto la rivalsa. C’è divertimento, quando l’autore si racconta, quando ci spiega il motivo per il quale porta dietro se due cognomi (Foster Wallace) e non solamente quello paterno.
Dialoghi comici, irreali, a tratti inverosimili. Dialoghi crudi, descrizioni di violenze, di sofferenze, di buchi grossi che in fin dei conti battono la presenza dentro ogni persona. David aveva terminato la sua cura di antidepressivi in un momento della vita in cui si sentiva forte, in cui si sentiva forse invincibile, quando l’invincibilità è la mera utopia della nostra epoca.
Ha ritentato, riaggrappandosi a quegli stessi medicinali, che non hanno sortito lo stesso effetto, ed è caduto. Se avesse avuto un’altra possibilità credo che quel gesto, quella corda al collo, non l’avrebbe ripetuto. Non lui.
Nell’opera si discute di psichiatria, di malesseri interiori, di marachelle universitarie, di vita boriosa all’interno di un ufficio che vive di chiassosa routine. Di bambini che sembrano demoni e di ansie che sfociano in sintomi fisici che rendono il quotidiano una corsa ad ostacoli. Ci parla di come una crescita disarticolata può invalidare irrimediabilmente un presente maturo. Ci turba quando descrive tagli fisici e psichici. Mostra ancora una volta al mondo intero quanto la sua penna sia in che misura unica e diversa da qualsiasi altra cosa.
Mette un uomo dinnanzi alla sua scrivania a compilare moduli, e ti fa scorrere venti pagine come se fossi sotto l’effetto di una droga, perché alla fine ti rendi conto che sta raccontando il nulla, ma il suo nulla è talmente ricco, da divenire indispensabile.
Faccio fatica a trovare un autore che possa essere classificato con le sue doti. Faccio fatica a pensare che non ci saranno più libri così ad impreziosire un panorama letterario a volte e troppo spesso triste e spurio.
Se volete leggere qualcosa di triste, ma tanto triste, qualcosa di desolante, spiazzante e poi divertente ed emozionante e leggero e pesante come un pugno nello stomaco, correte in libreria ed acquistate “Il re pallido”, anzi, comprate tutti i libri di Wallace, che un autore così passa una volta nella storia, ed è passato… lasciando dietro di se la scia della sua creatività senza eguali e comunque vivendo nelle sue pagine che oramai l’hanno reso eterno.
Nel “Il Re Pallido” si tocca la letteratura, quella vera, senza fronzoli o addobbi inutili. La noia è la grande battaglia dell’uomo moderno, afferma Wallace, e allora basta leggere lui per non cadere vittima di questo oblio della mente.
Francesco Borrasso
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Titolo: Il Re Pallido
Autore: David Foster Wallace
Indignazione Da dove sto chiamando
