Da dove sto chiamando   by


Trentasette racconti per riassumere la sua vita da scrittore.
Nel 1988, prima di morire, Raymond Carver scelse quelle che considerava le sue storie brevi migliori già apparse in altre raccolte e le riunì nel volume intitolato “Da dove sto chiamando”.

Una sorta di greatest hits, che è insieme il punto di partenza ideale per conoscere lo scrittore e una summa, per chi invece già lo apprezzasse, di tutto il suo mondo letterario.

I protagonisti delle storie di Carver non sono certo persone speciali. Sono agenti di commercio, cameriere, rivenditori di auto, operai. Più in generale persone normali – spesso sconfitte – che si trovano a dover fare i conti con la vita. Anche qui, Carver non usa nessun “effetto speciale”: parla di tradimenti, di soldi che mancano, di incomunicabilità nella coppia, di drammi minimi. Lo scrittore – considerato il padre del minimalismo – racconta il tutto con una lingua semplice, essenziale, ridotta all’osso e proprio per questo estremamente efficace.

Come spiegava Carver stesso, “È difficile essere semplici. La lingua dei miei racconti è quella di cui la gente fa comunemente uso, ma al tempo stesso è una prosa che va sottoposta a un duro lavoro prima che risulti trasparente, cristallina. Questa non è una contraddizione in termini. Arrivo a sottoporre un racconto persino a quindici revisioni. A ogni revisione il racconto cambia. Ma non c’è nulla di automatico; si tratta piuttosto di un processo. Scrivere è un processo di rivelazione”.

Un processo di rivelazione, appunto. Mente si leggono i racconti di Carver pare di essere nella provincia americana tanto cara alla scrittore. Pare di essere seduti sullo sgabello di un bar, in un motel o in una stanza presa in affitto a guardare quelle vite che si intrecciano e si scontrano. E ad un certo punto avviene qualcosa: un gesto, una parola, un movimento. Un’epifania minima che cambia i personaggi. E, nei momenti migliori, anche il lettore.

Un processo che lo scrittore – in poche precise parole, come è nel suo stile – spiega proprio nell’introduzione di questo libro: “Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore e la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima. La temperatura del corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, “creature di sangue caldo e nervi”, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita”.

Max Maestrello

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Titolo: Da dove sto chiamando

Autore: Raymond Carver



Il re pallido                  Brava gente di campagna